I Vulcani di Bali: fra trekking e spiritualità

Bali, come tutta l’Indonesia, si trova sulla cosiddetta “cintura di fuoco”: un anello che circonda l’Oceano Pacifico, soggetto a frequenti terremoti e una forte attività vulcanica. Si calcola che il 90% dei sismi su scala mondiale e alcuni tra i più disastrosi eventi eruttivi della storia siano avvenuti lungo questa cintura.

Proprio in Indonesia si sono verificate delle eruzioni che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’uomo. L’eruzione del Tambora, sull’isola di Sumbawa, rilasciò nel 1815 così tante ceneri nell’aria da impedire alla luce solare di attraversare correttamente l’atmosfera; per questo motivo il 1816 è ricordato come l’anno senza estate. Ma ancor più disastrosa fu l’eruzione di 75.000 anni fa del Toba, il supervulcano sull’isola di Sumatra  che espulse 2.800km³ di materiale e, secondo la “teoria della catastrofe di Toba”, portò alla quasi estinzione del genere umano, riducendo l’umanità a poche migliaia di individui.

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BALI E I SUOI VULCANI

Sull’isola di Bali sono presenti tre vulcani: l’Agung, il Batur e il Bratan. I primi due sono vulcani attivi, il terzo è una caldera dormiente.

 

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Monte Agung, il re dei vulcani balinesi – foto di Bali Gunung Agung

IL GRANDE AGUNG, IL PIÙ SACRO DEI VULCANI DI BALI

Il monte Agung è uno stratovulcano e, con la sua altezza di 3031 m, è il più alto dell’isola, situato nella parte orientale. La sua imponenza condiziona il clima delle aree circostanti: Il monte blocca le nubi provenienti da ovest e di conseguenza anche le precipitazioni, rendendo le zone ad est dell’Agung più aride rispetto a quelle occidentali. Questo fa sì che il vulcano sia ritenuto sacro dalla popolazione balinese, tanto che il tempio di Besakih, il più importante dell’isola, sia stato costruito proprio sulle sue pendici. Inoltre tutti i tempietti che sorgono all’ingresso delle case a protezione delle stesse, sono tutti rivolti verso l’Agung.

Il monte è anche un’importante meta per gli amanti del trekking. Ci sono due diverse vie per raggiungere la cima:

  1. Partenza dal tempio di Besakih e arrivo sul picco ovest del monte
  2. Partenza dal villaggio di Selat, vicino al tempio Pasar Agung, e arrivo sul picco Sud.

La salita dal tempio di Besakih è abbastanza ardua e, solitamente, inizia alle 22:00 in modo tale da raggiungere la vetta all’alba, con una sosta a ¾ della salita; quella dal  Pasar Agung, invece, inizia solitamente verso le 2 di notte. Tutte e due le salite non sono comunque adatte a principianti, anche se la scalata non ha bisogno di corde e l’altitudine non  comporta problemi respiratori. I cambiamenti climatici tuttavia sono repentini, rendendo quindi necessaria una buona preparazione e abbigliamento tecnico adatto.

Il 14 Settembre 2017 il Centro per la Prevenzione dei Disastri Geologici e Vulcanici Indonesiano (PVMBG) ha aumentato l’allerta per il monte Agung, vietando qualsiasi attività di trekking fino ad una distanza di 3 km.

Il Centro adotta 4 livelli di allerta:

  • Livello 1 ”Normal”: il monitoraggio del vulcano non segnala cambiamenti rispetto all’attività solita del vulcano.
  • Livello 2 “Waspada”: aumento dell’attività sismica e cambiamenti visibili intorno al cratere.
  • Livello 3 “Siaga”: intenso aumento delle attività sismiche e notevoli cambiamenti visibili, con possibile eruzione nell’arco di due settimane.
  • Livello 4 “Awas”: eruzione imminente o in corso.

L’ultima eruzione è avvenuta il 17 Marzo del 1963 ed ha causato all’incirca 1.300 morti. La colata lavica risparmiò il Tempio Madre di Besakih rendendo il tempio, di conseguenza, ancora più sacro. Per i balinesi questo evento è stato visto come una dimostrazione di potenza da parte delle divinità e, al contempo, una prova della loro magnanimità nel risparmiare il luogo sacro costruito con fede dalla popolazione.

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Alba dal Monte Batur, uno dei vulcani principali di Bali

IL MONTE BATUR, CUORE DELL’ISOLA

Non molto distante dal monte Agung sorge il monte Batur. Il vulcano principale sorge all’interno del Kintamani, due caldere concentriche ed ha un’altezza di 1717 m. La caldera principale ospita anche il lago Batur ed è ciò che rimane dell’originario vulcano alto più di 4.000 m, distrutto da una gigantesca eruzione avvenuta in tempi preistorici.

Nel 2012 l’UNESCO ha inserito la caldera del monte Batur nel Global Geopark Network  per la sua importanza culturale e naturale. Sulle rive del lago Batur, infatti, sorge il villaggio di Trunyan, casa dei Bali Aga, i “balinesi originari”.

Il monte Batur è una meta molto popolare per gli appassionati del trekking: la salita alla cima del vulcano parte dalle sponde del lago e richiede 2/3 ore di cammino. Non si tratta di una salita particolarmente ardua, ma è meglio essere allenati; è obbligatorio salire accompagnati da una guida, e partire verso le 3/4 del mattino in modo tale da essere in cima per l’ora dell’alba e godersi lo spettacolo del sole che sorge alle spalle del monte Agung.

Il Batur è il vulcano più attivo dell’isola: l’ultima eruzione, infatti, risale al 2000 e precedentemente ce ne sono state altre nel 1998, nel 1994 e una all’anno dal 1963 al 1976. La prima eruzione documentata è del 1804.

 

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Vista panoramica dei laghi Tamblingan e Buyan – foto di Bali Hello Travel

BRATAN, LA CALDERA DEI LAGHI GEMELLI

La caldera del Bratan misura 11 x 6 km e contiene tre laghi: il lago Bratan, su cui sorge il famoso tempio Ulun Danu Bratan, il lago Tamblingan e il lago Buyan. Sono visibili otto coni post caldera (coni vulcanici emersi dopo la formazione della caldera) il più alto dei quali è il monte Batukaru con i suoi 2276 m. Sia la caldera che il Batukaru sono ormai spenti e l’ultima eruzione risale a più o meno 23.000 anni fa.

Batukaru significa “roccia noce di cocco” in quanto la forma della sommità, aperta sul lato sud, ricorda una noce di cocco tagliata a metà. Il fiume Yeh Mawa ha le sorgenti sulla cima di questo vulcano inattivo.