5 curiosità su Bali che forse non sai

“Paese che vai, usanza che trovi”: ecco il  proverbio che inquadra perfettamente lo spirito di questo post, in cui vogliamo raccontarvi alcune curiosità su Bali di cui forse non avete mai sentito parlare.

Si tratta infatti di alcune chicche e particolarità locali che non vengono sempre descritte nelle guide di viaggio, e che solo un’approfondita ricerca su usi e costumi può portare alla luce. Noi vi facilitiamo il compito e condividiamo con voi ciò che abbiamo scoperto, non solo leggendone a riguardo ma soprattutto vivendo su quest’isola affascinante e mistica.

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Nyepi, in silenzio per un giorno

Il Nyepi è una ricorrenza molto importante per l’isola: si tratta del primo giorno del nuovo anno (secondo il calendario balinese), ed è noto come “giorno del Silenzio” perché riservato all’auto-riflessione e alla meditazione su valori, umanità, amore, pazienza e benevolenza. Questo evento, oltre a essere una delle più interessanti curiosità su Bali, è anche il giorno più importante e sentito per gli abitanti dell’isola.

Per un giorno intero, dalle 6 del mattino fino alle 6 del mattino successivo, non è possibile accendere alcun tipo di fuoco o luce, lavorare, viaggiare e, per i balinesi più dediti, parlare o mangiare. Le prescrizioni sono ferree  a tal punto da condizionare anche l’operatività dell’aeroporto internazionale, che viene chiuso per una giornata intera. L’effetto di questi divieti è che le strade di Bali sono vuote, non c’è nessun rumore proveniente da TV e radio, pochi segni di attività giungono dall’interno delle case. Le uniche persone che hanno il permesso di andare in giro sono gli uomini della sicurezza del banjar, i pecalang, che pattugliano il quartiere per garantire che i divieti siano rispettati.

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Il giorno immediatamente precedente al Nyepi, le strade di Bali vengono invase dagli Ogoh-Ogoh, mostri di cartapesta di grandi dimensioni portati in parata verso il centro di ogni villaggio dove ha luogo l’esibizione finale davanti ad una giuria: a questo punto, ogni gruppo di musicisti, ballerini e sollevatori dell’Ogoh-Ogoh mette in scena ciascuno un diverso episodio del Ramayana (o di altre storie hindu) legato al demone rappresentato dal proprio mostro di cartapesta.

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Sfide a colpi di cresta

L’antica tradizione del combattimento di galli, conosciuta come tajen, è ritenuta dai balinesi una forma di purificazione mediante sacrificio animale, noto come tabuh rah ovvero “offerta di sangue”. Ci preme sottolineare che tale pratica è illegale dal 1981, fatta eccezione per quando la stessa si svolge per scopi religiosi: nell’induismo balinese si crede che il sangue versato in un combattimento possa scacciare gli spiriti maligni.

Il combattimento di galli si svolge in tutta Bali ed è parte integrante della vita di tanti uomini balinesi che passano le loro giornate a prendersi cura dei loro galli, nutrendoli con i migliori alimenti affinché sviluppino al meglio i muscoli e aumentino le possibilità di vincere.

Il sacro veste a scacchi

Girando per l’isola di Bali si può facilmente notare come gli alberi sacri (i banyan), alcune statue e rocce vengano avvolti con dei tessuti a scacchi bianchi e neri (i sarong), gli stessi che sono anche utilizzati dai funzionari dei villaggi durante le cerimonie (i pecalang). Questa è difatti una delle combinazioni di colori più presente: denominata saput poleng, simboleggia l’equilibrio armonioso tra i due opposti sempre interconnessi, come lo yin e yang.

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L’armonia e l’equilibrio sono molto importanti nell’induismo balinese, e il bene è considerato altrettanto naturale quanto il male. Quando si vede una statua, una pietra o un grande albero avvolto da questo sarong è perché gli stessi vengono considerati alla stregua di uno “spirito”, una forza vitale o una divinità. In genere i balinesi, quando passano nelle loro vicinanze, sono soliti mostrare il loro rispetto suonando il clacson, come a voler salutare lo spirito avvolto dal poleng.

Tutti giù per terra (tranne i neonati)

Secondo la cultura e l’induismo balinese, i neonati non possono toccare il suolo durante i primi mesi di vita. La pratica deriva dalla convinzione che i neonati siano ancora vicini al regno sacro da cui provengono e, pertanto, meritano di essere trattati con venerazione. La teoria della reincarnazione è parte del credo hindu balinese, e la nascita di un figlio è vista come la rinascita di un parente defunto: l’antenato che ritorna come discendente. Per i primi mesi i bambini sono considerati sacri: i loro spiriti appartengono ancora al divino e sono protetti dal nyama bajang (108 spiriti). Ecco perché i balinesi trattano i bambini come degli dei.

Dopo 105 giorni ha luogo una cerimonia piuttosto elaborata, conosciuta come nyabutan o nyambutin, una sorta di nuova nascita per il bambino. All’inizio della cerimonia, i genitori vengono purificati e viene dedicato un rituale ai 108 spiriti quale ringraziamento per aver protetto il bambino.

I capelli del bambino, considerati impuri, vengono tagliati e, finalmente, il piccolo può toccare il terreno per la prima volta, e gli viene ufficialmente dato un nome.

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Ma si chiamano tutti Wayan???

La prima cosa che probabilmente noterete durante i vostri primi giorni a Bali è che tutti sembrano avere gli stessi nomi: Wayan, Made, Nyoman e Ketut. Una delle più stravaganti curiosità su Bali, è che solo su quest’isola non si fa uso di cognomi, rendendo quindi ancor più difficile cercare di distinguere un Wayan da un altro. Anche se questo può generare confusione in un primo momento, il sistema di denominazione balinese ha effettivamente una sua logica.

In generale, i balinesi nominano i propri figli a seconda dell’ordine di nascita, e i nomi sono gli stessi per maschi e femmine. Il primo figlio è chiamato Wayan, Putu o Gede, il secondo è denominato Made o Kadek, il terzo figlio Nyoman o Komang e il quarto è chiamato Ketut. Se una famiglia ha più di quattro figli, il ciclo si ripete e il prossimo “Wayan” sarà chiamato Wayan Balik, ovvero “un altro Wayan”.

Tuttavia, potrebbe capitarvi di incontrare persone con nomi che non rientrano in nessuna di queste categorie perché, molto probabilmente, utilizzano un soprannome. Con tanti Wayan e Made, non è poi così strano volersi un po’ distinguere, no? I soprannomi a Bali possono essere basati su attributi fisici quali:

  • Made Gemuk (Wayan il grasso)
  • tratti di carattere come Ketut Santi (Ketut il pacifico)
  • Wayan John, per soluzioni più arbitrarie e moderne.

 

Hai altre curiosità su Bali che vuoi sentirci raccontare? Lasciaci un commento qui sotto! 🙂